Cosa cambia davvero nella colonna vertebrale con l’età?

Divulgazione - 16 Giu , 2026

Cosa cambia davvero nella colonna vertebrale con l’età?

Hai 40 anni, ti svegli la mattina con un forte mal di schiena e fai fatica persino ad allacciarti le scarpe. Poi guardi tuo nonno che passeggia tranquillamente, senza particolari problemi, e ti chiedi: com’è possibile?

Molte persone pensano che il mal di schiena peggiori inevitabilmente con l’avanzare dell’età e che sia un problema riservato soprattutto agli anziani. È una convinzione molto diffusa e, a prima vista, anche piuttosto logica.

La realtà, però, è molto più interessante.

Il mal di schiena colpisce soprattutto tra i 35 e i 55 anni

Può sembrare sorprendente, ma il periodo della vita in cui il mal di schiena è più frequente non coincide con la vecchiaia.

I dati mostrano che il picco dei disturbi lombari si concentra generalmente tra i 35 e i 55 anni.

Perché proprio in questa fascia d’età?

La risposta è legata soprattutto allo stile di vita.

Sono gli anni in cui:

  • lavoriamo di più;
  • trascorriamo molte ore seduti o in posizioni ripetitive;
  • siamo sottoposti a maggiori livelli di stress;
  • svolgiamo attività fisiche intense o discontinue;
  • abbiamo meno tempo per prenderci cura del nostro corpo.

Inoltre, da un punto di vista anatomico, la colonna vertebrale è ancora relativamente “giovane”.

I dischi intervertebrali conservano una buona quantità di acqua e una maggiore elasticità. Questo è un vantaggio, ma significa anche che possono andare più facilmente incontro a protrusioni ed ernie quando vengono sottoposti a carichi eccessivi o movimenti scorretti.

Con l’età la colonna diventa più rigida

Quando pensiamo all’invecchiamento immaginiamo spesso una schiena sempre più fragile e dolorante.

In parte è vero che con il passare degli anni si sviluppano fenomeni degenerativi come l’artrosi vertebrale, ma c’è un aspetto che viene raramente considerato.

La colonna tende progressivamente a diventare più rigida.

I dischi si disidratano, le articolazioni vertebrali si modificano e i movimenti diventano meno ampi rispetto a quelli di una persona giovane.

Questo processo può sembrare negativo, ma in alcuni casi produce un effetto paradossale: aumenta la stabilità della colonna.

Una schiena più rigida, infatti, può essere meno soggetta a quei micro-movimenti che spesso provocano dolore nelle fasi più giovani della vita.

Ecco perché non è raro vedere persone anziane con importanti segni di artrosi che riescono comunque a svolgere le normali attività quotidiane senza particolari disturbi.

Le “rughe” della colonna non sempre fanno male

Immaginiamo di eseguire una risonanza magnetica a una persona di ottant’anni che cammina senza dolore.

Probabilmente troveremmo:

  • dischi disidratati;
  • segni di artrosi diffusa;
  • riduzione degli spazi intervertebrali;
  • osteofiti;
  • altre alterazioni degenerative.

A prima vista il referto potrebbe sembrare preoccupante.

Eppure quella persona potrebbe non avere alcun sintomo.

Questo accade perché le immagini diagnostiche non raccontano sempre tutta la storia.

Così come le rughe sulla pelle non indicano necessariamente un problema di salute, anche le “rughe interne” della colonna rappresentano spesso il normale processo di invecchiamento dell’organismo.

La presenza di artrosi o discopatie non significa automaticamente avere dolore.

Perché alcune persone hanno dolore e altre no?

Questa è una delle domande più interessanti in ambito vertebrale.

Due persone possono avere risonanze molto simili ma sintomi completamente diversi.

Il dolore dipende infatti da numerosi fattori:

  • stato dei muscoli;
  • livello di attività fisica;
  • qualità del sonno;
  • infiammazione;
  • stress;
  • stile di vita generale.

Negli anni il nostro organismo sviluppa anche una straordinaria capacità di adattamento.

Per questo motivo un reperto radiologico importante non rappresenta necessariamente una condanna al dolore cronico.

Lo stile di vita fa la differenza

Quando il mal di schiena tende a peggiorare con l’età, spesso il problema non è l’invecchiamento in sé.

Molto più frequentemente entrano in gioco fattori accumulati nel corso degli anni:

  • sedentarietà;
  • sovrappeso;
  • scarso allenamento muscolare;
  • lavori particolarmente usuranti;
  • mancanza di esercizio fisico regolare.

La muscolatura della schiena e dell’addome rappresenta infatti il principale sistema di protezione della colonna vertebrale.

Più questi muscoli sono forti ed efficienti, maggiore sarà la capacità della schiena di affrontare i normali processi di invecchiamento.

Invecchiare sì, ma nel modo migliore possibile

L’invecchiamento della colonna vertebrale è un processo naturale e inevitabile.

Quello che possiamo influenzare è il modo in cui affrontiamo questo cambiamento.

Mantenersi attivi, praticare regolarmente attività fisica, controllare il peso corporeo e preservare una buona forza muscolare sono strumenti molto più efficaci di quanto si pensi per proteggere la schiena nel lungo periodo.

Conclusione

Contrariamente a quanto si crede, il mal di schiena non è necessariamente il destino inevitabile dell’età avanzata.

Molti dei disturbi più frequenti compaiono proprio nella fase centrale della vita, quando la colonna è ancora relativamente giovane ma sottoposta a maggiori sollecitazioni.

Con il passare degli anni la schiena cambia, sviluppa artrosi e segni di usura, ma questo non significa automaticamente avere dolore.

Invecchiare è inevitabile. Prendersi cura della propria colonna vertebrale, invece, è una scelta che possiamo iniziare a fare già da oggi.

Contatta il Dott. Pecoraro per richiedere maggiori informazioni.

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